« Articoli precedenti Sottoscrivi Ultimi articoli

17 Set 2013

Eugenio e Ofelia

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Ogni tanto succede. Un liceale in vacanza, a passeggio sul lungomare di qualche cittadina ligure, incrocia lo sguardo di una coetanea. Lui è un Eugenio di Cusano Milanino, lei un’Ofelia di Rivalta Torinese. Insieme sono una storia d’amore, la prima per entrambi. Ma le vacanze finiscono, le famiglie e le distanze stemperano gli entusiasmi, le comunicazioni rigorosamente cartacee (siamo negli Anni 50), che celano i messaggi di passione sotto i francobolli, col tempo si diradano. Eugenio e Ofelia si perdono, trovano i compagni delle loro vite e costruiscono famiglie resistenti. Passa mezzo secolo, anche di più, e i fidanzati dell’adolescenza sono diventati due vedovi anziani. Ofelia incontra casualmente un vecchio vicino di casa che è tuttora in contatto con Eugenio. Dopo qualche giorno, a casa di Ofelia suona il telefono: «Ciao… (la chiama con un diminutivo che solo loro conoscono e che dopo sessant’anni non hanno dimenticato). Mi vuoi sposare?». Sabato 14 settembre, nella chiesa di Gignese sul Lago Maggiore, l’ingegnere Eugenio Griziotti e la signora Ofelia Filip, presidente onoraria di un’associazione benefica dal nome profetico di Amar, si sono uniti in matrimonio.

Non a tutti è concesso di ritrovare il primo amore perduto. Ma tutti hanno un sogno o un talento coltivato negli anni della giovinezza e poi messo da parte per tanti motivi. Eugenio e Ofelia sembrano volerci dire che ogni desiderio negato, purché profondo, è ancora vivo, e che lo si può realizzare finché si è vivi. Forse si comincia a morire proprio quando si smette di credere che quel che solo ogni tanto succede potrebbe succedere sempre.

di Massimo Gramellini da La Stampa del 17/09/2013

20 Giu 2013

L’Uomo Albero

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Alle sei della sera il coreografo e ballerino Erdem Gunduz è arrivato in piazza Taksim a Istanbul, si è fermato davanti al ritratto del padre della Turchia laica Atatürk ed è rimasto lì. Immobile e muto come un albero. La sua scelta silenziosa ha fatto un rumore pazzesco. Prima di mezzanotte intorno all’Uomo Albero era cresciuta una foresta. Giovani, adulti, vecchi, bambini: tutti immobili e muti, le braccia rilasciate lungo i fianchi ma lo sguardo alto, persino fiero, a testimoniare una resistenza che rifuggiva la violenza, anche quella verbale.

I poliziotti del governo sembravano spiazzati. Li avevano addestrati a combattere proteste fatte di urla e di pietre. Si ritrovavano in mezzo a una foresta di corpi silenziosi. Ma come si disperde una foresta, se non dandole fuoco? Quale reato commette chi si blocca in mezzo a una piazza, davanti a un ritratto, e rimane lì, immobile e muto come un albero? Qualche albero è stato preso e portato via con l’accusa di intralcio del traffico e adunata sediziosa. Ma altri ne spuntavano da ogni angolo, rispondendo al richiamo dell’emulazione che attraversava la città. Arrivavano in piazza di corsa e lì sì bloccavano. Immobili e muti. Quel silenzio diceva cose molto più grandi di quante ne possa contenere qualsiasi parola. E rendeva improvvisamente vecchio il rito stanco e sterile degli slogan ritmati, dell’indignazione a comando, della rabbia che attira solo altra rabbia. Finché, intorno a mezzanotte, a Erdem Gunduz è scappata la pipì. La natura vince sempre. La prossima notte tornerà in piazza, con Erdem e i suoi amici, immobili e muti: un ottimo modo, forse l’unico, per andare lontano e farsi sentire.

di Massimo Gramellini da La Stampa del 19/06/2013.

5 Mag 2013

Per continuare a chiamarla festa del lavoro

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Ormai in Italia le rivisitazioni sono d’obbligo: la nostra è una Repubblica fondata sul non lavoro. Le vie d’uscita? Ad esempio nell’edilizia, come spiega Maurizio Pallante

Oltre 380mila imprese chiuse nel 2012, solo in Abruzzo 25 al giorno. 1180 morti sul lavoro, 2 suicidi al giorno a causa della crisi economica. Quasi tre milioni di disoccupati ed un milione di posti di lavoro persi. Il lavoro precario sostituisce quello a tempo indeterminato: sono quasi 3milioni i precari. I contratti a termine lo scorso anno sono stati 2,375 milioni (di cui 1,7 a tempo pieno e 675mila a tempo parziale) a cui si aggiungono 433mila collaboratori. Oltre un miliardo di ore di cassa integrazione. 350mila esodati. Un primo maggio che continuano a chiamare festa dei lavoratori (nonostante i centri commerciali aperti per racimolare i pochi spiccioli che rimangono). E poi tanto lavoro sommerso che sfugge ad ogni statistica. Oltre 8milioni di poveri e tanti scoraggiati, i cosiddetti inattivi, che né cercano lavoro né sono occupati. Ormai in Italia le rivisitazioni sono d’obbligo: la nostra è una Repubblica fondata sul non lavoro. Statistiche, inchieste fanno emergere lo sfruttamento di immigrati nel raccogliere frutta ed ortaggi nei campi, nell’edilizia, mentre i sindacati continuano a parlare di lavori che gli italiani non vogliono fare: forse perché con 20 euro al giorno non si mandano i figli a scuola, non si pagano le bollette, un mutuo? Forse perché non si vive in dieci dentro case fatiscenti? In un contesto di precarietà assoluta aumentano i furti e le rapine, sempre più spesso esodati, cassintegrati, disoccupati, in preda alla disperazione, commettono reati. Nel caso di debiti con lo Stato, gli imprenditori che non riescono a pagare le tasse, come da denuncia dei redditi, perdono certezze acquisite: pignoramento di stipendi, abitazioni, immobili dove svolgono l’attività.

Le vie d’uscita? Maurizio Pallante, fondatore del Movimento della Decrescita Felice, spiega che potremmo creare lavoro, ad esempio nell’edilizia: “Un palazzo mal coibentato inquina l’atmosfera e costringe gli inquilini a pagare costi altissimi di riscaldamento. Tutto questo fa crescere il Pil, ma peggiora la vita: quella delle famiglie e quella del pianeta (…) Le case-colabrodo, che in Italia sprecano in riscaldamento i due terzi dell’energia che bruciano, finiscono per gonfiare il Pil – alla voce “consumi energetici” – ma sono costose, inquinano e contribuiscono all’alterazione del clima. Per invertire la rotta basterebbe ristrutturare gli alloggi, isolandoli meglio: costeranno meno, non inquineranno più. E i cantieri daranno lavoro a migliaia di addetti. (…) Decrescerà il Pil, ma non certo il benessere. In Italia sarebbe una vera e propria rivoluzione, a dimostrare che non siamo di fronte a un ossimoro: proprio la decrescita (del Pil legato allo spreco di energia) potrebbe assicurare una grande ripresa dell’occupazione nel settore, con una straordinaria eredità di lavoro utile e di benessere diffuso (…) Finora, di fronte alle crisi destra e sinistra si sono comportate nello stesso modo, e cioè sostenendo con fondi pubblici i settori industriali più deboli, come quello dell’auto, e promuovendo edilizia e grandi opere. Ma il mercato dell’auto ormai è saturo, i vantaggi delle grandi opere sono effimeri, il mercato immobiliare è esaurito”.

di Samanta Di Persio da Cadoinpiedi.it

22 Mar 2013

Alcuni promemoria per salutare la primavera

Posted by Simone. Commenti disabilitati

L’arrivo della primavera è senz’altro un evento lieto. Per salutarla, ecco alcuni piccoli “promemoria” che non possono sicuramente nuocere:

- se siete allergici ai pollini non è colpa dei pollini, ma della merda che respirate tutti i giorni e dell’aria condizionata che vi sorbite per sei mesi l’anno. Prima di chiedere al vostro sindaco di buttare giù i pioppi, chiedetevi come mai vent’anni fa gli allergici erano mosche bianche;

- per strada iniziano a girare (anche) i porcospini; un occhio di riguardo in più di notte quando guidate non fa mai male;

- la piaga delle zanzare è direttamente proporzionale al degrado di un ecosistema;

- gli insetti nei prati non hanno mai ucciso nessuno, i veleni che li fanno sparire sì;

- le belle giornate piacciono a tutti, ma in primavera succede anche che piova (quest’anno si è visto…). Se piove, abbiate la decenza di non lamentarvi, che magari anche ad agosto ci sarà acqua a sufficienza per lavare la macchina in cortile e annaffiare le piante sul balcone senza che arrivino ordinanze;

- il 21 marzo si è celebrata la giornata mondiale delle foreste, non del capitozzamento selvaggio.

Detto questo… Buona primavera a tutti!

tramite Il Fatto Quotidiano di Matteo Mingazzini il 22/03/13

1 Feb 2013

Formula 1 2013 – Tolti i veli alla Ferrari F138

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Nuovo nome per Maranello. La cinquantanovesima monoposto del Cavallino rampante oltre a cambiare nome rispetto alle sigle delle ultime edizioni (F318 è frutto dell’unione di F che sta per Ferrari, con 13 che identifica le ultime due cifre dell’anno di produzione e 8, il numero dei cilindri del motore 056 che andrà in pensione alla fine di questa stagione), torna all’antico proponendo una livrea che in qualche modo vuole richiamare delle vetture che nel pedigree del Reparto Corse hanno vinto dei mondiali.

Torna il bianco. Riprendendo la livrea dell’abbigliamento Puma della squadra, che ha aggiunto degli inserti bianchi nel tradizionale rosso, riproponendo quindi su tute e giacche a vento un triangolo che in qualche modo è un omaggio allo sponsor tabaccaio, anche sulla nuova monoposto si rompe l’egemonia del mono colore e si ritorna a vedere degli inserti di bianco.

Tecnica. Il progetto, contraddistinto dalla sigla interna 664, è il primo frutto della riorganizzazione del metodo di lavoro operata negli scorsi mesi attraverso la creazione di due distinti gruppi di progettisti: uno che lavora su questa monoposto e l’altro su quella, completamente diversa, che correrà la prossima stagione. Questa vettura costituisce l’interpretazione della Scuderia dei regolamenti tecnico e sportivo in vigore quest’anno, rimasti sostanzialmente invariati rispetto alla stagione passata. Pertanto, la F138 rappresenta un’evoluzione della F2012 per quanto riguarda i concetti fondamentali del progetto, anche se ogni sua parte è stata rivista al fine di massimizzare la prestazione, mantenendo intatte quelle caratteristiche che sono state alla base della straordinaria affidabilità avuta la scorsa stagione.

Sospensioni. La filosofia progettuale dello schema delle sospensioni non è mutata, con la conferma della soluzione a tirante sia sull’anteriore sia sul posteriore: è stata invece estremizzata la sua realizzazione, al fine di sfruttarne la resa aerodinamica, in particolare per quella posteriore. Le forme della carrozzeria sono state ridisegnate per assecondare i cambiamenti nella posizione e nella conformazione degli scarichi. La presa d’aria dinamica posta sopra l’abitacolo è stata ridisegnata così come l’imboccatura delle fiancate, a loro volta ottimizzate sempre a scopi aerodinamici, pur mantenendo complessivamente immutato lo schema del sistema di raffreddamento. La parte posteriore della monoposto è molto più stretta e rastremata nella parte bassa.
Continua con la lettura »

21 Gen 2013

Panda Osiris, Concordia e Ferma: ecco i nuovi modelli Fiat

Posted by Simone. Commenti disabilitati

L’annuncio di Sergio Marchionne sui 17 modelli nuovi Fiat in produzione nei prossimi anni rischia di rivitalizzare come non mai il depressissimo panorama dell’industria automobilistica. Voci di corridoio? Indiscrezioni? Assolutamente no. Il Fatto Quotidiano è in grado di anticipare nei dettagli i nuovi modelli. Eccoli.

Fiat Serrata, la nuova ammiraglia di casa Fiat si segnala per l’accuratezza dei dettagli: sedili sia davanti che dietro, radio a valvole condizionamento con stufetta in ghisa. “È la nostra più grande scommessa – ha detto Marchionne – e vedrete che nel giro di tre anni faremo la Serrata in tutti gli stabilimenti italiani”.

Fiat Concordia, funzionale e confortevole family-car concepita per le vacanze. In promozione, assicurazione gratuita in caso d’urto contro una Fiat Scoglio.

Fiat Sòla, la tradizione Fiat in tutto il suo splendore, ma con prestazioni migliorate rispetto alla media della produzione della casa torinese: ha una percentuale di accensione al primo colpo che supera il 25 per cento.

Nuova Nuova Nuova Nuova Panda, la splendida rivisitazione di un grande classico della Casa torinese, identica in tutto alla Nuova Nuova Nuona Panda (2011), alla Nuova Nuova Panda (2006) e alla Nuova Panda (1998). Sembra una Panda.

Panda Osiris, ulteriore versione della Nuova Nuova Nuova Nuova Panda, ma fa anche le scale con un boa di piume di struzzo sui parafanghi .

Fiat Golf, una geniale trovata dell’ufficio marketing.
Continua con la lettura »

9 Gen 2013

Dialogo tra un italiano qualunque e il made in Italy

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Italiano qualunque: “Chi è lei con la fascia tricolore sul petto, un irredentista, un patriota, un sindaco, un nipote di Totò Cutugno?”
Made in Italy: “Non mi ha riconosciuto? Lei deve avere prosciutto doc importato sugli occhi. Io sono il Made in Italy”
Italiano qualunque: “Lei ha gli occhi a mandorla, ha preso forse la cittadinanza italiana?”
Made in Italy: “No, io sono italiano da generazioni, sono un prodotto autoctono, non vede che sulla scatola ho la bandierina con i colori rosso, bianco e verde e il brand “Made in Italy” che ci ha resi famosi nel mondo?”
Italiano qualunque: “Lei è appena sceso da una nave cargo. Lei è un prodotto clandestino!”
Made in Italy: “Io sono stato concepito in Italia da un disegnatore, allevato con finanza italiana purosangue a Shangai e ora, nel pieno degli anni, ritorno a casa. Sono come il figliol prodigo e lei mi tratta così …”
Italiano qualunque: “Ma io la riconosco ora, lei è quel prodotto che vedevo da bambino a Carosello con le immagini delle fabbriche e gli operai italiani che sorridevano”.
Made in Italy: “(con fare orgoglioso) Si, sono sempre io. E’ la forza della tradizione, che fa mi compra?”
Italiano qualunque: “Ma gli operai, la fabbrica, dove sono? Trasferiti in Cina?”
Made in Italy: “No, purtroppo sono stati licenziati, la fabbrica è stata riaperta, però a Shangai. Sa, il costo del lavoro, le adempienze ambientali, la tassazione, la burocrazia, i sindacati. Per un prodotto laggiù è tutta un’altra vita”.
Italiano qualunque: “Guardi, mi ha quasi convinto, la compro. Lei deve essere molto conveniente, costerà almeno la metà”
Made in Italy: “No, il mio prezzo è rimasto quello. Per chi mi ha preso? Io sono un prodotto di qualità.”
Italiano qualunque: “Non se la prenda, ma che senso ha spostarsi armi e bagagli per mantenere lo stesso prezzo?”
Made in Italy: “Il prezzo resta uguale, ma il profitto aumenta, è la legge del capitale italiano che va dove ci sono meno diritti e quindi meno costi del lavoro. Guardi lei mi è simpatico, le faccio uno sconto del 5% se mi porta a casa sua”
Italiano qualunque: “Non ci penso neppure. Si tolga quel Made in Italy dalla faccia, lei è un infiltrato, figlio di capitalisti rinnegati che creano disoccupazione e di chi lo permette. La prossima volta che la trovo in giro le applico un dazio del 50%.”

Via Beppe Grillo

5 Gen 2013

Dialogo tra un italiano qualunque e lo spread

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Italiano qualunque: “Si presenti, non parlo inglese e non so nulla di economia”
Spread: “Sono un differenziale tra gli interessi di un’obbligazione e quelli di un titolo di riferimento. Ad esempio se un BTP ha un rendimento del 6% e il corrispettivo titolo di Stato tedesco con la stessa scadenza lo ha del del 2%, il mio valore è di 6 ? 2 = 4 punti percentuali,ovvero di 400 punti base”
Italiano qualunque: “Quindi lei è un differenziale, più la differenza aumenta tra i nostri titoli e quelli degli altri Paesi, più dobbiamo pagare di interessi”
Spread: “To spread vuole dire “allargare”, più mi allargo, più diventa largo il fosso. Io sono un fosso.”
Italiano qualunque: “Si, ma io che c’entro con lei, io non ho comprato né titoli italiani e neppure tedeschi”
Spread: “Il suo Stato vive grazie alla vendita dei debiti, ne accumula circa 100 miliardi di euro all’anno. Lei è italiano, quindi corresponsabile, non può tirarsi fuori. Chi compra i vostri debiti sa che corre un rischio di insolvenza, quindi che, in sostanza, potrebbe perdere tutto o parte dell’investimento. Meno si fida, più chiede di interessi”.
Italiano qualunque: “Quindi chi compra i titoli tedeschi li vede come un bene rifugio. Sa che non ha alcun rischio sul capitale e si accontenta di un interesse basso”.
Spread: “Esatto. Più siete inefficienti come Stato, più dovete pagare di interessi. Per chi compra è come giocare alla roulette. Si ricorda l’Argentina e i tango bond?”
Italiano qualunque: “Ma il debito può solo salire o anche scendere? Siamo arrivati a 2.000 miliardi di debito pubblico, qual è il limite, cosa c’è oltre lo spread?”
Spread: “Vedo che lei comincia a seguirmi. Oltre lo spread, quando il fosso diventa una voragine, c’è il default. Se voi vivete di debito e continuate a crearlo, a causa della vostra irresponsabilità politica, gli interessi aumentano in modo progressivo perché dovrete vendere nuovi titoli di Stato per pagare gli interessi che via via si accumulano. Il debito è una spirale. Voi siete nella spirale”.
Italiano qualunque: “Come si esce dalla spirale?”
Spread: “Si tagliano le spese non necessarie o si rinegoziano (“ristrutturano” è più dolce) gli interessi sul debito. In caso contrario gli interessi erodono nel tempo lo Stato sociale. Si chiudono scuole, ospedali, servizi pubblici, si spengono i lampioni delle strade, mentre il debito aumenta, implacabile.”
Italiano qualunque: “Si, d’accordo. Ma come è possibile che Rigor Montis ci abbia ammazzato di tasse e il debito sia aumentato?”
Spread: “Il debito è aumentato perché si è intervenuti sui ricavi, sulla tassazione diretta e indiretta, facendo fallire migliaia di imprese, distruggendo il settore immobiliare e diminuendo i consumi, e non sulle spese e sull’efficienza. Il risultato è che la vostra economia è peggiorata, basta vedere il rapporto PIL/debito pubblico che si sta avvicinando a quello della Grecia di due anni fa”
Italiano qualunque: “Senta, non capisco, ma se l’economia italiana va a rotoli, perché lei è migliorato?”
Spread: “Lei non solo non capisce di economia e non parla inglese, ma crede ancora nelle favole. Il mio valore attuale non ha nulla a che fare con la vostra economia. Lo capisce anche un bambino. Tutti gli indici economici dell’Italia sono negativi, i peggiori dal dopoguerra e io sono sotto i 300 punti. Che c’entro io allora con la vostra economia. Mi permetta, lei è uno che legge solo i giornali, per questo mi fa queste domande”.
Italiano qualunque: “Qual è allora il motivo della sua discesa?”
Spread: “Vuolsi colà dove si puote, nelle agenzie di rating, direbbe il vostro Dante. Però le do qualche indizio. Rigor Montis ha riportato a casa centinaia di miliardi di vostro debito dalle banche francesi e tedesche e quindi il problema del debito sta diventando solo vostro e io c’entro sempre di meno. Quando il vostro debito pubblico ve lo sarete ricomprati al l’80/90% a nessuno interesserà più lo spread. Questa è la missione di Rigor Montis, far ritornare il debito in patria, impoverendo il Paese.”
Italiano qualunque: “Quindi, nel tempo, lei sparirà di scena e ci rimarrà un debito pubblico enorme, tutto sulle nostre spalle, che nessuno all’estero ci comprerà più e per metterlo sotto controllo ci vorranno decenni attingendo ai risparmi degli italiani”.
Spread: “Chi vive di debito, muore di debito. Auf wiedersehen, mio caro amico”.

Via Beppe Grillo

11 Dic 2012

La paura ha i piedi nudi

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Assetato di gesti di cuore, il mondo della Rete si era commosso per il video girato a Times Square da una turista: si vedeva un poliziotto newyorchese infilare degli stivali nuovi ai piedi nudi di un barbone. Della vicenda, natalizia assai, mi avevano colpito due particolari: il cognome del poliziotto buono, Deprimo (la carità come antidoto alla depressione?), e il motivo per cui la turista aveva ripreso la scena: le era tornato alla mente un episodio dell’infanzia, quando il padre – poliziotto anche lui – aveva compiuto un gesto analogo nei confronti di un barbone. La prova che ciò che rimarrà di noi in chi abbiamo amato non saranno le parole ma i gesti.

Poi qualcuno ha sporcato la favola. Il barbone. Quando un giornalista del New York Times è andato a intervistarlo, lo ha trovato al solito posto, coi piedi nudi e intirizziti dal freddo. «E gli stivali che ti ha regalato il poliziotto?», ha chiesto. «Li ho nascosti», ha risposto l’uomo. «Valgono un sacco di soldi, potrei rischiare la vita». Sembrano i ragionamenti di uno spostato e in effetti lo sono. Ma come assomigliano ai miei. Il terrore che gli rubassero gli stivali, ha indotto il barbone a restare a piedi nudi, cioè nella condizione in cui si sarebbe trovato se glieli avessero rubati davvero. Quante volte succede anche a me di rinunciare a qualcosa per paura di perderla. Di respingere ciò che potrebbe scaldarmi, nel timore che il calore sia una condizione momentanea e che, dopo averla provata e smarrita, il freddo mi si rivelerà ancora più pungente. Il barbone ha ucciso un atto d’amore con uno di paura. Cercherò di ricordarmene la prossima volta che la vita mi darà un paio di stivali.

di Massimo Gramellini da La Stampa tramite Triskel182 del 05/12/2012

10 Dic 2012

Clima impazzito, a Doha solo un palliativo

Posted by Simone. Commenti disabilitati

Un accordino piccolo piccolo, giusto per non chiudere la diciottesima conferenza delle Nazioni Unite sul clima con un nulla di fatto. Un copione al quale, dopo il fallimento delle aspettative di Copenhagen 2009, siamo abituati: Cancùn e Durban si sono trascinate con risultati attendisti. E ora questo “Kyoto2” partorito da Doha in affanno, è l’ennesimo palliativo: si prolunga al 2020 un meccanismo che era un buon test tecnico-diplomatico nel 1997, quando fu siglato, era già inadeguato nel 2005 quando entrò in vigore e ha mostrato i suoi limiti alla sua attuale scadenza. Ci si accontenta di un basso profilo, con l’assenza dei grandi emettitori di gas serra come Cina e Stati Uniti, con la scusa di perfezionare il nuovo accordo globale vincolante nel 2015. Ma lasciamo perdere la burocrazia diplomatica, l’economia mondiale, gli interessi strategici nazionali e quelli dell’industria fossile. Osserviamo la questione dal punto di vista della fisica dell’atmosfera, che è quella che conta, quella con la quale non si può negoziare. Ogni anno aggiunge conferme sempre più evidenti alla crisi climatica già ampiamente prevista vent’anni fa, quando nel 1988 fu appositamente istituito in seno alle Nazioni Unite l’Ipcc e nel 1992 fu siglata la convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc). Ci sono ora in atmosfera 391 parti per milione di CO2, rispetto alle 280 preindustriali, un massimo assoluto per gli ultimi tre milioni di anni: il limite dei due gradi di contenimento dell’aumento termico è ormai perso, si va per i tre facendo qualcosa, o per più di cinque a fine secolo se si continua a tergiversare. La temperatura globale di questo decennio è la più alta dall’inizio delle misure. Nel solo 2012, caldo estremo e siccità negli Usa, con grave perdita di raccolto cerealicolo e 300.000 kmq di foresta bruciata in Siberia; probabile terza posizione come anno più caldo da due secoli in Italia. Alluvioni: in Brasile a gennaio 200 vittime, in Africa centro-occidentale tre milioni di persone coinvolte e centinaia di vittime, a giugno in Cina sud-est 70 milioni di persone interessate, piena lampo a Montreal il 29 maggio e a Pechino il 20 luglio, 460 mm in 20 ore, 37 vittime, danni per 10 miliardi di yuan, il 6 luglio a Krasnodar, Mar Nero, piogge di 280 mm, 170 vittime, a fine settembre tocca al Sud della Spagna, piogge fino 245 mm in Andalusia, il 20 ottobre va sott’acqua Lourdes e il 15 novembre Algeria e Tunisia, senza dimenticare la nostra Maremma. Straordinaria serie di 122 tornado il 14 aprile tra Oklahoma, Kansas, Nebraska e Iowa, 5 vittime; tempesta Sandy su New York il 30 ottobre, a soli 14 mesi dall’Uragano Irene, e tifone Bopha sulle Filippine con 600 vittime proprio durante la conferenza. E ancora, eccezionale fusione estiva dei ghiacci della Groenlandia, 24 °C a Kangerlussuaq il 10 luglio e minima estensione storica della banchisa artica a metà settembre. Non ci basta? Il paziente agonizza mentre i medici riuniti a migliaia a congresso sottilizzano se sia meglio una pastiglia o una supposta allorché solo un intervento chirurgico urgente e radicale potrebbe salvarlo.

di Luca Mercalli da La Stampa del 09/12/2012 tramite Che Tempo Che Fa

Tags: , ,

echo '';